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Perché "avere un gusto" è la skill più importante oggi?
No, non per essere critici d'arte. Ma forse per essere più famosi.
Ma, prima di tutto: che significa davvero “avere un gusto”?
Ho provato diverse formulazioni alternative a questa descrizione (che trovo orrenda), ma nessuna risultava così semplice e generalizzabile quanto il concetto di gusto.
Il gusto è uno dei cinque sensi fondamentali che ha permesso agli esseri umani di evolversi e affermarsi come specie dominante. Ci ha aiutato a riconoscere cibi avariati ed evitare malattie, ma soprattutto a capire come variare l’alimentazione per aumentare le probabilità di ottenere energia, e quindi sopravvivere.
Il gusto ha agito - a agisce tutt’ora - come un filtro, associando stati precisi del nostro cervello a lezioni, in modo generalizzabile, ma anche soggettivo. Generalizzabile perché l’evoluzione ci ha consentito di sapere che mangiare cibo avariato porterà probabilmente a stare male, e quindi non percepiamo come una leccornia il latte avanzato in frigo. Soggettivo perché c’è prova un amore incredibile per le trippe e chi no, chi per il caffè amaro e chi no. Insomma avete capito.
Filtro dicevamo. Un filtro capace di rispondere a precise legge generali - quelle dell’evoluzione - o particolari, quelli dell’esperienza. E guidare così la comprensione e la scelta futura sulla base dello stimolo vissuto.
Una cosa parecchio comoda non solo per saper scegliere il dolce da prendere alla fine di un pranzo.
Filtrare e guidare le azioni future sono due capacità chiave per sapersi orientare nel mondo di oggi. Non alla ricerca di nutrienti, ma di informazione.
Viviamo in un’era di overflow informativo e di sovrastimolo. Ogni fatto genera decine di interpretazioni, articoli, video, opinioni. Cognitivamente è come se usciti da un ecosistema con 10 alimenti ci trovassimo tra le file del più grande ipermercato del mondo. Cosa mangiare? Perché quella varietà di mela e non quest’altra? Le devo provare tutte? Quanto tempo passare a mangiare mele (che conosciamo bene e apprezziamo) e quanto tempo passare a scoprire i gusti di varietà esotiche mai mangiate prima? Rischieremo di star male? Ci darà mal di pancia.
L’evoluzione ci ha dotato di un ottimo sistema per filtrare questo overflow informativo e guidare e condizionare le nostre scelte. Il gusto. Che poi lavora a strettissimo contatto con la vista, e l’olfatto, e ne fanno chiaramente parte in una visione più completa del tema.
Ma siamo dotati di un meccanismo così efficiente per le informazioni? L’informazione non ha odore, sapore, sostanza. Ci fornisce assai pochi appigli per sviluppare delle leggi esperienziali per determinare una ricorrenza e quindi un’inferenza.
Il rischio è quello di ingannare noi stessi, e convincerci che il tempo speso ad assimilare informazione che crediamo importante e soprattutto godibile sia in realtà inutile e soprattutto dannoso.
Ci manca un filtro. Ci abbiamo messo letteralmente milioni di anni a sviluppare il gusto per saper scegliere cosa mangiare per ridurre la nostra possibilità di morte.
L’urgenza di questa riflessione non è dettata da una serena introspezione, piuttosto da questo grafico. Negli ultimi 6 anni abbiamo aumentato del 400% la quantità di dati generati e disponibili nel mondo. è una scala mai vista prima e chiaramente l’AI ci ha messo lo zampino.
Ci serve un gusto per l’informazione, per il dato. Un gusto informativo generale, che ci permetta di avere saldamente radicati istinti per capire quale informazione è utile e quale e dannosa, e un gusto informativo soggettivo, per permettere di esprimere la nostra personalità, esplorarla, arricchire il mondo.
Avere un gusto informativo è la skill chiave per il futuro dal mio punto di vista.
Ma è anche una skill terribilmente scarsa, difficile da formare e da esternalizzare.
Come capire se un gusto informativo è più o meno affinato? Più o meno utile e di successo? Se per il gusto tradizionale ci sono voluti milioni di anni per permettere alla selezione naturale di attuare i suoi meccanismi, oggi come possiamo navigare questa incertezza?
Come esseri umani odiamo l’incertezza. E tentiamo di trovare naturalmente stratagemmi ed euristiche per poterla aggirare, a volte aggirando noi stessi nel tentativo di non dover affrontarla.
L’euristica che stiamo attuando oggi si basa sulla fiducia.
Chiudete gli occhi. Immaginatevi, voi e degli sconosciuti, in un nuovo pianeta. Non conoscete un singolo alimento presente, non avete idea se sarà commestibile, se vi ucciderà. Prima o poi i morsi della fame si faranno sentire e dovrete per forza sperimentare. Come affrontare questa forma di estrema incertezza?
Molto probabilmente aspettereste per vedere qualcuno mangiare qualcosa e osservarne gli effetti. L’espressione facciale, i suoni emessi, gli effetti nei minuti e nelle ore successive. Se è tutto sicuro, via libera. Avrete formato una fiducia nel fatto che quella persona stia bene e che starete bene anche voi.
Chi è la persona più portata ad essere la prima a sperimentare? è una domanda estremamente difficile, ma non è detto che la risposta sia legata alla bravura, intelligenza o coraggio di quell’individuo. è semplicemente la persona che ha avuto la minor resistenza all’incertezza in quel momento, date quelle condizioni. Potrebbe essere uno spavaldo, un coraggioso, o un ingenuo. Sono tre stati compatibili con una riduzione della resistenza all’incertezza. Qual è meglio?

Se chiedi a un’AI di immaginarsi la scena, se la figura così. Ci vede come primordiali. Thanks AI.
Torniamo a noi.
Sblocchiamo il cellulare. Entriamo su Instagram, X, apriamo qualsiasi giornale online e possiamo trovare non solo molteplici formati (video, reel, caroselli, immagini, thread, articoli long format, tweet, messaggi), ma anche molteplici versioni e interpretazioni di quello che dovrebbe essere lo stesso fatto. Non è una questione di pro e contro, di right e wrong. è una questione di entropia. Cosa scelgo? Dove concentro il mio tempo?
Come prevedere quale sarà la scelta allocativa del mio tempo che mi porterà ad avere un risultato migliore?
Ed eccola, la fiducia. Vedremo cosa ne pensano gli amici? I parenti?
Forse. Ma l’esperienza anedottica (di dati non ne ho trovati, e ne ho cercati tanti, se li avete vi prego scrivetemi), ci porterà a guardare la versione di coloro nella sfera online per cui nutriamo più fiducia.
Potrebbero essere content creator, profili di scienziati e divulgatori, politici, testate online. Coloro che per primi stanno esplorando lo spazio dell’entropia informativa e che ci forniscono un filtro per poter ingerire quel fatto o notizia. Una visione più o meno parziale, sia ben chiaro, ma cognitivamente efficiente. Una visione dettata dallo specifico “gusto informativo” di queste persone/pagine.
Due fatti che penso notevoli:
Il “gusto informativo” di queste persone pagine può essere soggettivo e originale, oppure guidato alla massimizzazione del consenso dei propri seguaci. Detta in parole povere: possiamo dire ciò che pensiamo non fregandocene degli esiti in termine di popolarità, oppure dire esattamente ciò che pensiamo di renderà popolare
Scegliamo fonti di “gusto informativo” estremamente differenti e specializzate. Abbiamo una varietà coesistente di filtri che vedono un mix di influencers, pagine di brain rot, pagine informative. Il mix ci garantisce un'allocazione del tempo che troviamo piacevole in basse alle sensibilità individuali. Ma è difficile ed estremamente improbabile che anche la più riflessiva delle persone non segua e non si nutra del contenuto di pochi estremi saggi.
Un po’ come per il frutto misterioso di prima, troviamo uno stratagemma per ridurre l’incertezza. Ma non sappiamo se in media - e su scala - sia una scelta utile.
E perché nutriamo fiducia in questo mix eterogeneo di fonti che ci forniscono un filtro informativo? Evoluzione, again.

Studi meta-analitici (quelli più affidabili, che uniscono i risultati di vari studi già condotti) sottolineano che la formazione della fiducia dipende congiuntamente da:
Fattori del trustor (chi deve affidarsi): propensione individuale a fidarsi, esperienze pregresse, tratti di personalità (es. apertura, empatia), nonché ricordi di relazioni positive.
Fattori del trustee (chi riceve la fiducia): percezione di affidabilità, onestà, competenza, calore, intenzioni trasparenti e concrete manifestazioni di coerenza fra parole e fatti.
Fattori contestuali: ambiente e situazione sociale in cui avviene l’interazione – ad es. la presenza o meno di rischi, regole o garanzie esterne, la cultura di gruppo e le norme sociali che favoriscono la cooperazione
Il preciso contesto, la coerenza tra il nostro contesto e la percezione della persona in cui vogliamo riporre la fiducia ci permettono di sviluppare fiducia. Cerchiamo forme stabili e ricorrenti di conferma. Bolle contestuali. Siano esse tra influencers, politici, scienziati.
Adottiamo e sviluppiamo allora un gusto informativo mediato dalla fiducia che il filtro fornito sarà coerente con il nostro contesto e valori, in forma stabile.
E saremo tutti così felici quando saremo d’accordo, e ci sentiremo così rappresentati da quanto detto in una persona che abbiamo appositamente selezionato sulla base della fiducia. Che sorpresa.
Bolle omogenee, nutrite dalla un’accurato gusto, ossia la capacità di filtrare l’informazione che penseremo essere coerente e utile per chi ripone quella fiducia in noi.
Questo stesso testo è una forma di filtro, una selezione di fatti, link, immagini, opinioni, credenze, che nella ricostruzione di uno storytelling più o meno efficace (ditemelo voi!) risponde alle necessità di chi si fida che spendere questi 10minuti a leggere il testo lo porterà a trovare delle informazioni nuove, ma coerenti con l’idea di fiducia che ha riposto in me. Non vi aspettate di leggere notizie di gossip, perché non sono io la persona in cui riponete fiducia per questo genere di informazioni (e se lo fate vi sbagliate di grosso 🙂 ).
Ed è proprio il mio gusto - generale e soggettivo - che mi porta a dire che “avere un gusto” sia una skill chiave per il futuro.
Perché lo percepisco come un aspetto desiderabile e critico per un esistenza evolutivamente più conveniente. Magari per qualcun altro non sarà così. Time will tell.
Spero di essere nella giusta direzione per ripagare questa fiducia, altrimenti scrivetemi per domande, idee o spunti di miglioramento!
Alla prossima, presto.
Elia

