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Perché non investire nelle risorse naturali?
Esistono mercati per poter investire sulla Natura?
Ciao!
oggi puntata breve, la scrivo direttamente dall’Iphone. Purtroppo la settimana è stata molto piena, ma ci tenevo a condividere un pensiero.
Ormai lo sapete: mi piace la natura. È il posto dove riesco a staccare, a divertirmi, parlare.
E proprio ieri, mentre salivo con un amico verso un rifugio annaspando tra la neve, vedevamo da lontano, più un giù, una cabinovia immersa non nel bianco, ma in quel verde spento, quasi marrone, del terreno invernale non ricoperto dal manto nevoso che un po’ tutti ci aspettiamo.
Uno di quegli impianti nati nel boom edilizio degli anni ‘80, quando sembrava che ogni piccolo paesino di montagna potesse essere il nuovo investimento sicuro.
fast forward di 40 anni, e di neve ne abbiamo sempre meno. Sempre meno.

E mentre salivamo un po’ annaspando, felici di poterci godere quella sensazione che sappiamo sarà sempre più rara (in media), ci siam chiesti: quale sarà il futuro di questi posti? Della montagna? Delle riserve? Più in generale della natura?
è un argomento di cui a volte ho già parlato: la necessità di ripensare i modi di vivere la natura, ma c’è un aspetto economico importante da considerare.
perché se vogliamo evitare che le valli si spopolino, i paesi si svuotino, e che ci sia effettivamente qualcun* incentivato a farci vivere delle esperienze uniche in posti magici, beh anche loro devono poterci guadagnare. E non solo loro, in media, un po’ tutti quelli che scelgono di stare lì.
anche perché la gente in montagna, e nella natura in genere, dopo il Covid ci va sempre di più.

Come rendere allora compatibile un maggiore afflusso turistico, la preservazione dell’ambiente e l’incentivo economico a rimanere o spostarsi in quel luogo?
Ce lo siamo domandati proprio mentre salivamo.
poi stanotte (sono le 23.21 di domenica) ho aperto il New York Times, e neanche farlo apposta, ho trovato questo articolo. Ed eccoci qui.

e se investissimo nella natura?
D’altronde investiamo in borsa, su rappresentazioni astratte di quote di proprietà di società, risorse energetiche (gas, petrolio) o alimentari (grano). E se investissimo in un parco? Che sia esso pubblico o privato.
beh qualcuno ci sta provando, le Natural Asset Companies, e funziona un po’ così: chi possiede una risorsa accessibile (come un parco, un campo, una riserva), può creare una Nac che impone una licenza sui benefici che quella risorsa produce. Quotando la Nac su una borsa, i soldi derivanti dalla quotazione del titolo, serviranno proprio a finanziare la gestione e conservazione della risorsa stessa. È un po’ come pagare per entrare in un parco naturale.
Ma le cose non sono così facili, e vi consiglio di leggere l’articolo per capire come il sistema di lobbying e politico trovi altre narrazioni e rischi in questi tipi di iniziative.
Ma un punto resta: come allineare gli incentivi per quelle tre parti del problema? come preservare la natura, incentivare il turismo per rendere fattibile una vita in aree non urbane?
beh una risposta non ce l’ho, e nemmeno le Nac sono la risposta.
Ma dobbiamo un po’ tutti pensarci.
Vado a dormire, buona settimana!
And that’s all folks! Appuntamento a prossima settimana.
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