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Perché un teorema economico spiega l'aria inquinata?
La tragedia dei beni comuni
Ciao!
riprendiamo le buone abitudini, usciamo il lunedì.
Per chi se lo stesse chiedendo dopo la mail di venerdì: sì, gara fatta. L’importante era portarla a casa.
Eppure mentre correvo un pensiero continuava a riemergere: l’aria. Sì, l’aria che entrava e usciva a ritmo regolare dalle narici, riempiva i polmoni, mi portava avanti.
All’inizio di quest’anno ho provato a identificare tre temi chiave di readme, uno era lo sport. Ma il tentativo di readme è quello di mostrare come tutti i concetti in realtà siano profondamente legati tra loro, perché la realtà odierna è estremamente complessa.
Ecco, oggi, nell’Italia del Nord l’aria è un tema complesso.
Sull’aria
Perché complesso? Perché la qualità dell’aria nell'area della pianura padana è stata pessima per tutto gennaio, soprattutto a Milano.
Ne ho parlato anche in una serie di stories in OUT., la community outdoor lanciata su Instagram e Strava.
Il problema lo possiamo riassumere un po’ in questa foto:

In breve: a Milano l’aria a gennaio ha fatto schifo. Non solo schifo, ha fatto male alla salute. E non per un giorno, per la maggior parte dei giorni.
Perché ci deve interessare? Perché penso sia un caso tipico di scelte collettive in vari ambiti - industriale, dei trasporti, residenziale - dove l’aggregazione delle scelte individuali crea situazioni negative.
In economia, questo tipo di situazione viene spesso associato al concetto di Tragedy of the commons, ossia la tragedia dei beni comuni. In breve: ci approfittiamo della disponibilità di una risorsa che produce benefici per la collettività.
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Nel caso dell’aria pulita, il problema è più complesso, e coinvolge più parti: l’industria, i trasporti, i sistemi di riscaldamento, e in genere tutte le fonti di inquinamento atmosferico.
Il punto è un po’ questo: la nostra singola azione, nel perimetro della nostra casa, della nostra vita, della nostra bolla, è insignificante. Il riscaldamento a 25 gradi in casa, la macchina per 1km di spostamento, eh vabbè. Ma quando scaliamo queste piccole azioni su milioni di persone, il problema scala e diventa serio.
è tutta colpa nostra allora? No, sicuramente no. Ci sono fattori che non dipendono da noi, come le emissioni dell’industria, che nel Nord Italia sono più accentuate che in altre regioni proprio per un fattore di concentrazione.
E ci sono anche fattori ambientali e naturali: la morfologia della pianura Padana infatti fa sì che nella conca della sua pianura alluvionale, sia più facile accumulare gas e particelle in sospensione, protetta dai venti dalla catena alpina.
Ma fin dove è colpa nostra e fin dove è colpa del sistema? Una prima risposta la troviamo guardando alle emissioni di pm10 e pm2.5 per fonte di emissione. E per farlo sono andato a cercarmi i dati (non facile trovarli, strano!) per voi:

E qui le cose si fanno interessanti, come sempre dati alla mano:
La combustione non industriale pesa più di due volte quella industriale sulle emissioni di pm2.5 e pm10
Il trasporto su strada (quindi sì, le nostre macchine, anche) è il principale fattore d’emissione di polveri sottili, quelle che rendono l’aria irrespirabile
In breve: siamo soprattutto noi, e non il sistema.
E quindi, che fare? Riprendiamo il concetto di Tragedy of the Commons e l’articolo di Harvard condiviso sopra, che individua due strategie:
Trovare alternative più sostenibili: e qui molto si può fare soprattutto per i trasporti. Andiamo a piedi o in bici, soprattutto per i trasporti più brevi. Usiamo i mezzi pubblici in città. E la prossima volta che cambieremo veicolo, pensiamo a mezzi elettrici o ibridi, oppure chiediamoci se la macchina ci serve per davvero.
E su questo in Italia dobbiamo ancora fare tanto, tantissimo
Prevenire l’overconsumption: e qui o ci bacchettiamo da soli, o ci facciamo bacchettare. Tiriamo in ballo il regolatore quindi, il Legislatore, insomma lo Stato. Un regista che provi a mettere dei paletti per coordinare i movimenti caotici di persone. Esempi sono le regolamentazioni sulle emissioni industriali, fino ad arrivare alle città a zona 30, che tanto hanno fatto discutere in questi giorni.
Quante situazioni ci sono che ricalcano questa dinamica? In quante situazioni l’aggregazione di scelte individuali si traducono in situazioni negative?
Insomma, questo è stato il filotto dei miei pensieri per i 21km di domenica. E come sempre si può partire dallo sport per arrivare all’economia, e viceversa. Spero che aiuti anche voi.
And that’s all folks! Appuntamento a prossima settimana.
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