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Perché è difficile accettare il ruolo del caso?

Da un raffreddore a un esito sportivo, il caso è sempre presente nelle nostre vite

Ciao!

questa settimana readme arriva il venerdì sera, e non il lunedì mattina.

No, non sto facendo testing delle ore migliori, semplicemente non sono riuscito, e probabilmente non avevo nulla di interessante da dire per poter mettermi lì domenica notte a raccogliere i pensieri.

Beh, ora qualcosina ce l’ho.

E lo scrivo di getto ora, venerdì alle 19.16, mentre sono sul divano e sto prendendo un Tachifludec per provare a scansare un raffreddore che si è messo tra me e la gara di corsa di questa domenica. Dannazione.

Sulla casualità

Quindi sì, il pensiero, molto rapido, è sulla casualità. Perché tra tutti i giorni dell’anno, della settimana, proprio ora il raffreddore a un giorno dalla gara?

E mi è tornata in mente, casualità, una pagina letta questa mattina di un piccolo libro ricevuto a Natale: Fatti il letto, 10 principi di un comandante dei Navy Seals, il reparto speciale dell’esercito statunitense. Non sono un fan dei libri di leadership, guru o principi, però la frase - casualità - calza proprio questa situazione:

Certe volte, per quanto vi sforziate, o siate bravi, vi ritrovate lo stesso in una situazione spiacevole. Non lamentatevi, non incolpate la sfortuna. Rimanete a testa alta e andate avanti!

WIlliam H. McRaven

Sì, anche io volevo lamentarmi (e la verità è che un po’ lo sto facendo scrivendo). Ma mi è sorta una domanda: come umani, sappiamo accettare la casualità?

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Siamo capaci?

Perché come umani siamo sempre alla ricerca della vicina, ma al contempo lontanissima, casualità. La connessione, la causa e l’effetto. Perché aiuta a razionalizzare, provare a controllare.

Ma la verità é che la Natura, la storia, la vita, è generalmente caratterizzata da una forte influenza del caso. Ma noi semplicemente non riusciamo a percepirlo. D’altronde non decidiamo dove nascere, da chi, le nostre caratteristiche fisiche, mentali.

E quando le cose vanno bene, o quando vanno male, dovremmo ricordarci che molto probabilmente non è totalmente opera nostra e delle nostre azioni.

Nemmeno il successo è esente dal caso. Lo sai?

E la causalità può aiutarci a essere più liberi. Come? Beh se tutto fosse dipendente, correlato, allora potremmo cadere nella tentazione di poter sempre identificare la scelta migliore, l’azione migliore.

D’altronde, sarebbe un po’ come un enorme supermercato: molti prodotti, differenti prezzi e caratteristiche, ma alla fine in case a dei criteri oggettivi, sarebbe possibile prendere una scelta. E se ci si accorgesse di aver commesso un errore, allora si potrebbe guardare indietro, ricostruire la scelta e trovare lo sbaglio.

Ma la vita non è così, la Natura non lo è nemmeno. A volte le cose succedono e basta, e per quanto ci sforziamo, non possiamo ricostruire la catena degli eventi. E questa è una grande liberazione. Non siamo più solo schiavi delle nostre scelte, o ingabbiati in una dipendenza.

Qui una breve riflessione di uno studente a Stanford e dell’impatto di un evento randomico nella sua vita: l’assegnazione allo studentato.

Insomma, il raffreddore per ora c’è ancora, la rabbia per il raffreddore un po’ meno. Spero di far la gara domenica, ma se non dovessi, beh non lo so cosa farà. Chissà cosa mi riserva il futuro!

And that’s all folks! Appuntamento a prossima settimana.

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