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Perché dovremmo preoccuparci delle competitività?

Sul legame tra competizione, produzione e successo

Ciao! Ri-eccoci su readme!

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Sulla competitività

Questa settimana parto da una riflessione che spesso abbiamo sentito (purtroppo) valere per l’Italia, ossia che non siamo competitivi.

E non lo siamo sotto una miriade di aspetti, da quello del mercato del lavoro, a quello fiscale (e sono strettamente connessi), da quello della facilità di fare impresa, a quello degli investimenti nella ricerca.

Ma prima di scendere in nuove lunghe e tristissime liste, occorre fermarsi un attimo e chiedersi: non siamo competitivi rispetto a chi? In quale periodo?

Perché i termini di paragone sono sempre fondamentali, e una lettura critica di questi dati è essenziale per evitare di farsi abbagliare da titoli clickbait.

La competizione è un aspetto critico della teoria economica ed è associato a un efficiente funzionamento dei mercati e delle istituzioni, tanto che anche la Casa Bianca ha dedicato un approfondimento al tema sul suo sito.

Ma il problema oggi non sembra essere tanto quello italiano (che è serio e va affrontato), quanto europeo. E questa è una dimensione che personalmente ho sempre sottostimato.

L’Europa al palo?

Ci dimentichiamo spesso che l’Italia è parte fondamentale dell’Unione Europea, un progetto politico ed economico che accorpa 27 Stati, più di 440 milioni di persone, e un Prodotto Interno Lordo di 18.35trillion$. E fin qui tutto okay.

Ma c’è un problema, questo: dagli anni ‘70 l’Europa non è riuscita a tenere il passo della crescita di altre primarie economie mondiali, primi tra tutti gli Stati Uniti.

E quindi qui esplicitiamo bene sia il target che il periodo, e il dato non lascia scampo.

Ed è un dato che fa riflettere, se pensiamo che l’EU ha una popolazione più grande di quella USA (447 milioni contro 333 milioni circa) ma un’economia più piccola. E se pensiamo che soli 15 anni fa l’economia EU era maggiore di quella USA.

Ed è proprio la crescita nel lungo termina a rappresentare il problema più grande. Un'economia che cresce al 3% all'anno raddoppierà in 24 anni, mentre un'economia che cresce all'1% all'anno raddoppierà solo in 48 anni. Da molto tempo ormai, il tasso di crescita medio delle economie europee mature e sviluppate è più vicino all'1% che al 3%. Gli USA più vicino al 3%.

I numeri principali sono chiari. L'economia dell'UE, in termini di dollari, è pari al 65% delle dimensioni dell'economia statunitense. Si tratta di un calo rispetto al 91% del 2013. Il prodotto interno lordo pro capite degli Stati Uniti è più del doppio di quello dell'UE e il divario è in aumento. Scendendo nei dettagli, la storia è la stessa. Prendiamo l'elenco delle 20 aziende tecnologiche più importanti del mondo, le università più importanti del mondo o la capacità di produzione di semiconduttori: L'Europa è in ritardo.

Ed è questa la priorità numero uno per i politici europei, secondo un recente articolo del Financial Times: la competitività dell’EU.

People mentioned ongoing support for Ukraine, but it was not top of anyone’s list […] Everyone, over and over again, kept on coming back to competitiveness, and fixing the state of EU economy

Financial Times

Ed è per questo motivo che la presidentessa della Commissione Europea ha chiesto a Mario Draghi di elaborare una ricerca sullo stato della competitività EU e su come migliorarla.

Al contempo, c’è un secondo report molto importante richiesto dalla Commissione Europea a un altro ex presidente del consiglio, Enrico Letta, a cui è stato chiesto di approfondire lo stato del mercato interno europeo.

Questi documenti rappresenteranno un po’ la base dell'operato della prossima Commissione Europea, visto che il mandato di Von Der Leyen terminerà nel 2024.

Eppure, secondo il Financial Times, i principali ostacoli ad oggi sono politici. Il progetto economico europeo si basa sulla creazione di un mercato unico, capace di competere per dimensione e impatto con quello statunitense o cinese.

Ma ad oggi il progetto di integrazione è lontano dall’essere completo. E in breve: tutte le decisioni critiche per poter evolvere la situazione richiedono una forte iniziativa politica, che ad oggi manca in un’Unione frammentata.

Qui un utile e recente articolo per capire perché il mercato unico è ancora incompleto.

Per questo le elezioni politiche delle prossime europee saranno un momento chiave, soprattutto per un paese con un’economia in stato di difficoltà come l’Italia.

Siamo spesso così focalizzati sulla dimensione nazionale, sul nostro contesto, che spesso ci dimentichiamo che per dimensione, impatto e capacità di sviluppo, la partita vera dobbiamo giocarla a livello europeo. Perché se l’EU si ferma, anche l’Italia si ferma.

E c’è uno studio recente che mi ha impressionato e che analizza le economie europee sotto una nuova lente: cosa succederebbe se le considerassimo uno degli stati degli Stati Uniti d’America?

Key evidence:

  • Se i Paesi europei fossero Stati degli Stati Uniti, molti di loro farebbero parte del gruppo degli Stati più poveri.

  • Ad esempio, nel 2000 la Francia e la Germania erano ricche quanto il 36° e il 31° Stato americano, ma ventuno anni dopo il PIL pro capite francese era inferiore al 48° Stato americano più povero.

  • l risultato di questa divergenza economica tra gli Stati membri dell'UE e gli Stati Uniti è un crescente divario di PIL pro capite tra l'UE e gli Stati Uniti, che nel 2021 era pari all'82%.

  • Se la tendenza continua, il divario di prosperità tra l'europeo e l'americano medio nel 2035 sarà pari a quello tra l'europeo e l'indiano medio di oggi.

_Quindi: Se volete provare a fare la differenza: partecipate attivamente alle prossime elezioni europee, informatevi, leggete, ascoltate e poi soprattutto: votate!

Bonus

Oggi tema un po’ tecnico e un po’ pesante, me ne rendo conto, quindi qui qualcosa di più leggero che mi ha colpito questa settimana:

  • Il lancio di Humane AI Pin, il nuovo dispositivo AI che potrebbe rappresentare il futuro dell’interazione uomo macchina.

  • E potrebbe anche liberarci dalla schiavitù dello scrolling secondo il New York Times

  • Un video molto efficace che mostra il cambio di tono e stile che c’è stato nei dibattiti presidenziali americani: siamo diventati incapaci di dialogare?

  • La corsa di Parigi per rendere balneabile la Senna entro le prossime olimpiadi che si terranno a Parigi nel 2024

  • qui la versione testo se preferite

L’idea di poter vedere gente nuotare nella Senna mi entusiasma un sacco. Tevere, Arno, Adige? Dove siamo?

And that’s all folks! Appuntamento a prossima settimana.

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