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Perché il clima spaventa la mia idea di futuro?

Sul futuro e sul clima, su quello che occorre capire per un'urgenza non più rimandabile

Ciao! Ri-eccoci su readme!

Grazie per credere in questo progetto, siamo alla quinta settimana e siamo sempre di più!  Siamo quasi a 100! 🚀 🤯 

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Sul futuro e sul clima

Questa settimana sono rimasto in casa, più delle scorse volte. Non ero ammalato e non avevo un pacco da ritirare ogni giorno. No, c’era Ciaran.

Ciaran è una tempesta che ha flagellato l’Italia, e in particolare regioni come la Toscana, con precipitazioni record (a Prato in poche ore ha piovuto l’equivalente dei 30 giorni precedenti), e purtroppo vittime.

Io, nel mio piccolo, nella mia strada di Milano (che è anche stata colpita), sono rimasto protetto nella routine, e mi son reso conto che per quanto fosse vicino, Ciaran è rimasta un concetto distante. Presente sì, d’altronde le notizie e i social li usiamo tutti, ma al contempo lontana, distaccata.

Questo mi ha fatto riflettere. E penso che sia uno degli elementi chiave nella percezione e nella lotta al cambiamento climatico.

Sono una persona che si informa, e nel suo piccolo cerca di agire per provare almeno a cambiare le cose: ho ridotto il consumo di carne, mi muovo in bici il più possibile, cerco di evitare gli sprechi e gli acquisti inutili.

Però non basta. O almeno, non sempre. Perché nella complessità di questa contemporaneità sembra ci siano sempre troppi problemi, troppe informazioni da digerire. E allora ciò che per fortuna non ci tocca direttamente scende sulla sfondo. Presente, ma distante.

Probabilmente non c’è nulla di male, e sarei curioso di sapere cosa ne pensate voi.

Ma questa settimana mi son chiesto come rendere una cosa distante più vicina, come rendere un dato un’azione, come rendere una paura una prospettiva. E il clima ha molto da insegnarci su questo.

_Sul Futuro

Ma cosa è il clima? Come si differenzia dal tempo? Il centro metereologico svizzero ha un utilissimo blog che ci aiuta a partire dalle basi:

  • Clima: media dei valori dei processi meteorologici in un determinato luogo su circa 30 anni

  • Tempo: stato dell’atmosfera in un periodo breve (da minuti a settimane)

Ed è qui che subentra un concetto chiave: la durata. Famigliarizziamo con quanto è breve e presente, mentre facciamo più fatica con quanto è più lungo, persistente. Ci sono anche studi matematici che tentano di modellizzare la percezione del tempo per spiegare questa differenza.

Perché il tempo non è assoluto, ma relativo. E la fisica ci aiuta ad aggiungere un pezzo al ragionamento.

Per Neil De Grasse Tyson il tempo è una prigione, che ci confina al presente. Possiamo muoverci in ogni direzione nello spazio, ma non nel tempo. Siamo ancorati al presente.

E la fisica ci può aiutare a rispondere a una delle domande chiave di questa settimana: come guardare al futuro? Come rendere una cosa distante più vicina?

Nessuno può predire il futuro, perché siamo confinati al presente. Ma non per questo non possiamo - o non riusciamo - a provare a capire cose potrebbe accedere. Tutti noi guardiamo le previsioni del meteo, o le stime attese sulla crescita di un’economia.

Approcciamo al futuro cercando di utilizzare quanto disponibile oggi per elaborare delle stime, inserendo la probabilità all’interno dei nostri ragionamenti. Cerchiamo di elaborare scenari e comprendere quanto ognuno di questi sia probabile, sulla base di dati passati e tutta l’informazione che possiamo raccogliere e utilizzare.

Pensiamo allora in futuri possibili, in scenari più o meno plausibili. Aggiungiamo quindi ancora più complessità a un fenomeno che è già di per se distante. Ed ecco la difficoltà a renderlo parte del presente, almeno un po’ per me.

E poi arriva l’evoluzione, che ovviamente ha premiato la certezza, la sicurezza.

_E sul clima

Nelle scienze climatiche ci siamo abituati guardare al futuro parlando di scenari d’emissione, una delle distribuzioni più importanti per l’umanità al momento.

E questa settimana la International Energy Agency ha rilasciato un documento fondamentale: il World Energy Outlook, lo studio annuale sul sistema energetico mondiale.

Il grafico chiave dello studio è questo. Vediamo perché.

Ad oggi il futuro dell’umanità è categorizzato in 3 scenari chiave:

  • STEPS = Stated Policy Scenario » il livello atteso di emissioni di CO2 nell’atmosfera sulla base delle scelte e politiche degli stati del mondo

  • APS = Announced Pledge Scenario » il livello atteso di emissioni di CO2 nell’atmosfera assumendo che tutti gli annunci e politiche ambientali esistenti ad oggi si concretizzeranno

  • NZE = Net Zero Emission » lo scenario ideale - quindi indipendente da policy e scelte odierne - che dovremmo seguire per raggiungere l’obiettivo di Emissione nette a 0 entro il 2050.

Ad oggi quindi, siamo su uno scenario che ci potrebbe portare a raggiungere un incremento di 2.4 gradi Celsius della superficie terrestre, con conseguenze terribili a livello globale.

Son solo 0.9 gradi di differenza rispetto al famoso 1.5 dell’accordo di Parigi, ma fa tutta la differenza del mondo.

Pensare al futuro, per quanto stancante, complesso e - come abbiamo visto - cognitivamente difficile, ci permette di uscire dalla prigione del presente e fare una cosa chiave: agire.

E mai come oggi dobbiamo fare di più, perché una trasformazione radicale del sistema energetico ed economico si è messa in moto, ma occorre accelerare.

  • Gli investimenti in energia pulita sono aumentati del 40% dal 2020

  • Nel 2020, un'auto su 25 venduta era elettrica; nel 2023, ora è una su cinque.

  • Nel 2023 è prevista l'aggiunta di oltre 500 gigawatt (GW) di capacità di generazione da fonti rinnovabili, un nuovo record.

  • Più di un miliardo di dollari al giorno viene speso per lo sviluppo del solare.

  • La capacità produttiva dei componenti chiave di un sistema di energia pulita, come i moduli fotovoltaici e le batterie EV, è in rapida espansione.

Questo slancio è il motivo per cui l'AIE ha recentemente concluso, nella sua Roadmap Net Zero aggiornata, che un percorso per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C è molto difficile, ma rimane aperto.

_Dal dato all’azione

E quando riusciamo a valicare, grazie allo sforzo probabilistico, la gabbia del presente, succede qualcosa. Vogliamo agire.

Quello che mi son domandato questa settimana allora è stato: cosa devo fare?

E ripensando ai miei comportamenti, sforzi, e anche fallimenti, ho trovato una falla, una mancanza.

Non ho mai cercato di farmi sentire da chi decide, a livello locale, nazionale, o europeo

Perché in passato siamo stati in grado di risolvere gravi problemi ambientali, pensiamo alla crisi del buco dell’ozono, grazie alla risolutezza e al senso di urgenza creato.

E per quanto tutti noi possiamo provare a coordinare i nostri comportamenti, quando esplodiamo fenomeni su scala globale, è la politica con la forza della regolamentazione e della legge a poter essere il catalizzatore e l’acceleratore dell’iniziativa individuale.

Quindi personalmente cercherò di farmi sentire di più da chi decide: partendo dal livello locale e arrivando a quello europeo. Come?

  • Informandomi di più sui candidati e sui loro piani

  • Scrivendo attivamente per chiedere quali sono piani di intervento o le proposte in campo (soprattutto a livello locale)

E magari cercando di costruire qualcosa di simile a questo sito inglese, che permette di automatizzare l’invio di una mail al proprio MP.

» se vuoi aiutarmi/ ti piace l’idea scrivimi a: [email protected]

_Sum up

Insomma, cosa ci insegna il clima sulla gestione del futuro?

Personalmente, una strategia per portare il futuro un po’ più vicino a noi:

  • Darsi degli obiettivi: emissioni nette a 0 entro il 2050

  • Semplificare la realtà: 3 scenari chiave

  • Passare dai dati all’azione: occorre aumentare l’elettrificazione, la quota di energia rinnovabile, e la miriade di altre azioni che dobbiamo fare per preservare questo posto incredibile che è la Terra.

Una triade utilizzabile anche in altre sfide, come il risparmio, l’educazione continua.

Bonus

  • Un video del fisico Carlo Rovelli, sul perché il tempo non esista

  • Un video su come la Cina stia costruendo Spongy Cities, aree urbane dove l’ambiente naturale viene utilizzato per prevenire e gestire inondazioni

  • Un insieme di 9 azioni per contribuire personalmente al cambiamento climatico dall’Imperial College di Londra

  • Un articolo di Ezra Klein del New York Times sul legame tra democrazia e crisi climatica: riusciranno le democrazie occidentali considerate in crisi a rispondere alla sfida ambientale?

And that’s all folks! Appuntamento a prossima settimana.

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