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Perché l'AI sta cambiando il modo in cui impariamo?
Come impareremo nel futuro?
Ciao!
Grazie per credere in questo progetto, siamo alla quarta settimana e i vostri feedback e messaggi mi hanno dato una grande carica 🚀
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Come impareremo nel futuro?
Questa settimana l’ho passata a Roma per lavoro, partecipando a Edutech Challenges, un evento sul futuro dell'educazione. L’edutech individua l’education technology, ossia l’utilizzo di nuove tecnologie per facilitare l’apprendimento. E la cosa mi interessa (e gasa) moltissimo.
I panel e gli interventi sono stati moltissimi, se volete recuperare qualche sessione trovate qui la registrazione dell’evento, mentre qui trovate l’agenda.
Anche Stanford ha lanciato un evento simile nel 2023.
TLDR; cosa mi porto a casa? Tra le mille domande che sono state poste, alcune mi sono rimaste maggiormente impresse:
Come cambia la relazione con una macchina quando si studia o comunica?
Quale sarà l’esperienza d’apprendimento nel futuro?
Come cambieranno gli insegnanti nel futuro?
Spoiler: il tema è mega complesso e in divenire, quindi non ci sono risposte, quanto considerazioni, avvertimenti, sperimentazioni ed idee. Ma è da questi elementi che deve partire una riflessione collettiva.
Perché l’edtech è importante
In primis, un passo indietro. Perché l’AI è importante nel campo dell’educazione? Per rispondere a questa domanda partiamo - come sempre 😄 - dai dati.
Nell’ultimo secolo, siamo riusciti a portare un numero sempre maggiore di bambini (e non) nelle classi. Nel 2020, l’87% della popolazione mondiale aveva ricevuto qualche forma di educazione. è un risultato incredibile se pensiamo che fino al 1950, il dato era quasi la metà. L’educazione non è più un lusso, è un diritto. E diciamo le cose come stanno: è una delle sfide che l’umanità è riuscita ad affrontare con abbastanza successo nell’ultimo secolo.

Ma le sfide non sono tutte vinte: rimangono parti del mondo dove l’accesso all’educazione è ancora fortemente limitato. E anche quando si riesce a portare le persone in aula (di una scuola, università, oppure di un’azienda), occorre sempre vincere la sfida dell’apprendimento.
Ancora oggi, il 10% dei bambini nei paesi ricchi non sono in grado di leggere entro la fine della scuola primaria. Un dato che aumenta al 90% nei paesi poveri.
E uno dei problemi chiave risiede nei dati: misurare l’apprendimento è molto più difficile di misurare la presenza di persone nelle scuole. Secondo uno studio di Our World in Data, anche gli indici più utilizzati, come l’Human Development Index dell’UN, si basano solo sulla presenza.
Lo studio di Our World in Data evidenzia che c’è ancora molta strada da fare, ma è una sfida che in alcune economie è già stata vinta, e la tecnologia è stata una parte fondamentale del progresso raggiunto nello scorso secolo. E sarà sicuramente una delle chiavi per il futuro.
Come potrà la tecnologia supportarci per vincere le sfide del prossimo secolo?
A questa domanda prova a rispondere ogni anno un report MEGA interessante dell’Unesco, che indaga il rapporto tra tecnologia ed educazione. E ci sono alcuni dati da ricordare:
Negli ultimi 20 anni, il numero di studenti dei MOOC (i corsi online di Coursera, EdX, e altri servizi simili) è passato da 0 nel 2012 ad almeno 220 milioni nel 2021.
A livello globale, la percentuale di utenti di Internet è passata dal 16% nel 2005 al 66% nel 2022. Nel 2022, circa il 50% delle scuole secondarie inferiori del mondo era connesso a Internet per scopi pedagogici.
E app per l’apprendimento come Duolingo aveva 20 milioni di utenti attivi al giorno nel 2023 e Wikipedia aveva 244 milioni di pagine viste al giorno nel 2021.
Tecnologie come l’AI potranno secondo l’Unesco aiutare a risolvere molte delle sfide che ci attendono nel campo dell’educazione, come:
La personalizzazione: l’AI permette di generare più facilmente, rapidamente ed economicamente contenuti e piani formativi che si basano sull’effettiva necessità dei singoli. E la letteratura scientifica evidenzia che la personalizzazione introdotta dalla tecnologia permette di raggiungere performance più elevante nell’apprendimento.
La complementarietà dei format: mischiare video, testo, quiz, audio, e altri tipi di format aiuta a ricordare maggiormente un argomento, fornendo stimoli differenti. La multi-modalità dell’AI, ossia la capacità di generare differenti output, renderà più economico e immediato creare un video, podcast, oppure un quiz interattivo a partire da un testo.
L’interazione: l’AI potrà supportare nel creare maggiore interazione con gli allievi, anche tramite interfacce conversazioni (pensiamo alle chat o agli avatar). L’interazione è un fattore chiave nella performance di apprendimento.
Insomma: siamo di fronte a una grandissima opportunità, ma come sempre, occorre essere a conoscenza anche dei rischi.
E se non andasse?
L’educazione è un settore che contrariamente a quanto pensiamo, non è cambiato molto negli ultimi secoli. Sì, SECOLI. Ancora oggi, apprendiamo sedendoci in aule, ascoltando persone che parlano per la maggior parte del tempo, scrivendo e rispondendo a domande.
Negli ultimi anni, ci sono state delle novità. L’avvento del Covid-19 ha costretto a ripensare digitalmente l’apprendimento dal giorno alla notte, ma con un effetto devastante sull’apprendimento, soprattutto dei più giovani.
Ci sono stati poi i Massive Open Online Course (MOOC), corsi online che hanno permesso di rendere più accessibili nozioni specialistiche, anche grazie alle collaborazioni con molte università nel mondo. Ma anche qui non sono mancati i problemi relativi alla socialità, alla capacità di apprendimento a lungo termine.
Perché l’AI dovrebbe essere diversa?
Lo stesso rapporto UNESCO evidenzia che non vi sia ancora una visione unitaria riguardo al valore aggiunto della tecnologia nel settore educativo. Questo perché la tecnologia evolve spesso troppo in fretta per poter essere analizzata, e perché vi sono enormi differenze tra paesi nell’utilizzo di tecnologie digitali e nella connettività delle strutture.
Alla Conference sul futuro dell’Edtech sono emersi però delle aree di attenzione che mi hanno particolarmente colpito. Delle indicazioni da seguire per poter provare a far funzionare l’AI nel settore educativo.
Non dobbiamo puntare a relazioni perfette con l’AI: apprendiamo con relazioni, e le relazioni uomo-uomo sono imperfette, fatte di fraintendimenti, silenzi, stime. E l’uomo tenta continuamente di risolvere questi piccoli problemi e incomprensioni cercando soluzioni, significati, nuove informazioni. Non siamo lineari, per quanto pensiamo di esserlo. Allo stesso modo, le esperienze con l’AI dovranno cercare di essere imperfette. Questo piccolo sforzo, continuato nel tempo, è un aspetto fondamentale.
Dobbiamo allenare nuove competenze, soprattutto soft. I video e articoli di ChatGPT e altri tool di AI che creano app, immagini e addirittura film testimoniano la capacità di questi strumenti di assolvere a compiti che fino a poco tempo fa erano presidio di pochi. Pensiero critico, leadership, gestione del rischio saranno competenze chiave richieste da questi nuovi strumenti, ridefinendo molti mestieri, anche secondo Harvard. Come possiamo allenarle?
E gli educatori sono pronti? Gli insegnanti, sia in ambito scolastico che aziendale, sono pronti? Come aiutare loro, in primis, a re-imparare? L’università di Stanford ha iniziato un progetto pilota con alcuni insegnanti, disegnando una nuova metodologia per l’introduzione dell’AI nelle attività didattiche.
Insomma, il tema è di fondamentale importanza.
Bonus
Un libro bellissimo che sto leggendo sulla storia e il futuro dell’educazione, scritto dal capo dell’Open Learning dell’MIT
Un video del fondatore di Duolinguo, app che per prima è riuscita a scardinare le resistenze dell’online learning con un approccio basato sui dati e sul gioco.
Un video sull’impatto dell’AI nel mondo della musica (altro tema a me caro). Un bell’esempio della complessità che tale strumento porta nella realtà.
And that’s all folks! Appuntamento a prossima settimana.
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