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Perché sembra che tutti facciano trail running?
Cosa ci può insegnare il trail running, sulle bolle, is
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Cosa ci può insegnare il trail running
Ieri ero in montagna per la prima uscita invernale della stagione a caccia della prima neve. E mentre salivo raccontavo a un amico l’idea per questa puntata.
Trovare una storia interessante da condividere ogni settimana non è semplice, ma secondo lui questa valeva la pena di essere scritta. E insomma eccoci qui.
Sul trail running
Sono un appassionato di montagna. Non che sia un montanaro (ahimè), e non ho nemmeno origini da zone montane (al contrario, sono cresciuto al mare!). Però negli ultimi anni mi sono avvicinato sempre di più non solo all’ambiente naturale unico che la montagna offre in ogni stagione, ma anche agli sport che si praticano in questi terreni.
Sono anche un corridore (sono è una parola grossa, diciamo che mi piace correre). Della corsa mi piace la sua essenzialità: un paio di scarpe e una strada, il resto dipende da te. E se sei al mare puoi anche fare a meno delle scarpe.
Quindi la passione per il trail running era celata dietro questi due elementi. Perché il trail running è essenzialmente uno sport che li unisce: la corsa nella natura.
Cosa è successo al trail running
Il trail running è uno sport al contempo antichissimo e nuovissimo.
Antichissimo: perché la prima gara pare risalire in Scozia nell'anno 1040, quando il re Malcom Canmore organizzò una corsa in collina a Braemar con l'obiettivo di selezionare i suoi postini. Ma le basi contemporanee del trail running si riscontrano nel fell running, le corse in collina nate in UK nell’800.
Nuovissimo: perché ancora giovane, e in forte crescita. Ad oggi ci sono 1.77 milioni di trail runners al mondo, rispetto ai 620 milioni di runner al mondo circa, parliamo dello 0.3% del totale. Eppure negli ultimi 10 anni il numero di iscritti alle gare di trail è cresciuto del 231% (il dato del 2020 è influenzato dal Covid)

Perché questi numeri?
Per capire una cosa: quando uno sport diventa più praticato, più persone si iscrivono alle gare, più acquistano attrezzatura (scarpe, vestiti, ma anche alimenti, visite mediche, servizi professionali per personal trainers, fisioterapisti, ecc), più un MERCATO si sviluppa.
Questo significa che:
Ci sono più soldi nel mercato, perché i brand vogliono guadagnare visibilità sponsorizzando atleti e gare. Ad oggi questo viene percepito anche come un problema nel trail running, perché manca un ente/federazione riconosciuto a livello mondiale capace di regolare e gestire queste collaborazioni.
Nuovi brand possono provare a entrare nel mercato, attratti dalla possibilità di crescita. è il caso anche delle grandi case di moda, che stanno cercando di prendersi un pezzo (sì, se vedete scarpe da montagna in città, giubbotti in goretex nella metro, mi sto riferendo a quello: al Gorpcore)
I brand esistenti investono maggiormente per sviluppare nuovi prodotti capaci di rafforzare il posizionamento del proprio marchio, o scalzare altri competitors (tra poco approfondiamo questo punto).
In poche parole, c’è più concorrenza. Dinamismo. Innovazione.
L’evoluzione
Ma con la crescita, spesso arrivano anche problemi. E il trail running non è esente. Spiegarli tutti richiederebbe troppo tempo, e penso di non poterlo fare nemmeno con la giusta profondità e competenza. Però possiamo farci un’idea.
Relazione con i brand: sempre più brand vogliono collaborare con atleti ed eventi nel mondo trail. Ma la community del trail running ha dei valori ben definiti, allineati spesso al concetto di sostenibilità, wellness, sport. Ha fatto molto discutere la scelta quindi di UTMB (il principale organizzatore di eventi trail al momento) di accettare la sponsorship di Dacia, azienda automobilistica - un settore che contribuisce in modo massiccio alle emissioni di Co2.
Sponsorship degli atleti: con più soldi nel circuito, ci sono più possibilità di sostenere gli atleti e atlete professioniste, ma come regolare compensi e supporti?
La relazione tra eventi locali più piccoli e le grandi competizioni: come evitare di perdere una dimensione locale negli eventi? Il rischio è che i brand e le risorse si concentrino solo nelle grandi competizioni, svuotando le comunità delle proprie persone, in una stagione sempre più fitta di eventi.
Eppure, eppure, eppure
Eppure:
eppure lo sport cresce: i numeri sui partecipanti parlano da sé.
eppure c’è dinamismo: nuove gare, nuovi format.
eppure c’è innovazione: attrezzatura sempre più evoluta. Ma su questo leggete bene questa storia.
Kilian Jornet Burgada è considerato il più forte trail runner (fino ad ora). Cresciuto in un rifugio sui Pirenei a 2000 metri, Kilian ha vinto praticamente tutto quello che si poteva vincere, scrivendo letteralmente la storia dello sport.
Qui un bel video del Guardian per entrare meglio nel personaggio.

Dopo 10 anni con Salomon, uno dei brand più storici e conosciuti del mondo trail, nell’autunno 2022 Kilian lancia un suo brand: Nnormal, in collaborazione con Camper.
È un po’ come se Messi facesse una partnership con un produttore di suole per lanciare un competitor della Nike, o di Adidas.
E questa azienda, nata da pochissimo, questa settimana ha lanciato un prodotto incredibile: una scarpa modulare. Un prodotto che mira a ridurre il consumo di materiale, estendere la vita utile delle scarpe ed elevare la performance degli atleti e delle atlete.

Come è possibile che un’azienda appena nata possa fare cose del genere? Certo, ci sono le competenze, la ricerca, i fondi, il fatto che l’atleta più famoso del trail si sia messo in prima persona in questo progetto.
Ma c’è altro per me: c’è la crescita del trail running.
Perché senza quel dinamismo, la competizione, i fondi, i brand, e soprattutto il pubblico e i fan, non ci sarebbe un mercato. E senza un mercato non ci sarebbero gli incentivi per spendere soldi in attività rischiose di R&D, provare a validare una nuova idea di prodotto.
BREAK: un nuovo progetto
Piccolo break per una notizia: sto lanciando un piccolo nuovo progetto: OUT.
Se sei appassionato o appassionata di sport (tanti sport!) vita all’aria aperta e ti piace condividerli con amici, OUT. è lo spazio per te!

Il progetto è super early stage, ma per qualsiasi feedback o approfondimento scrivici alla pagina Instagram!
Qui il link al progetto (clicca il bottone):
Small is not always beautiful
Se le cose stanno piccole, non è un bene.
Il trail running è solo un esempio di una dinamica che pervade per me oggi la nostra contemporaneità: solleviamo dibattiti, ci chiudiamo a riccio, critichiamo, non appena le cose diventano più complesse, più difficili da coordinare e gestire.
Media, informazione, politica, istruzione.
“eh ma una volta era meglio”, “ai miei tempi”, “quelli di oggi non capiscono”.
Quando le cose sono più contenute, più gestibili, più lineari, siamo tutti più tranquilli.
Ma così non ci sono incentivi a sviluppare innovazioni dirompenti.
Il problema non è che le cose sono diverse, il problema è che bisogna dedicare più tempo ed energie a capire come utilizzare le nuove e maggiori risorse in un ambiente molto più complesso. E costa fatica, costa tempo, e spesso occorre sviluppare relazioni con persone/aziende/istituzioni perché da soli non ce la si fa più.
E Nnormal forse ci offre un piccolo esempio, che spero diventi spunto di riflessione, per capire come anche in un settore con molti problemi, forti critiche, ma in crescita, si possa convogliare le energie per creare qualcosa di nuovo.
Bonus
Se vi siete appassionati al trail e volete correre 40km sul monte vicino casa, ecco, qui un po’ di link per gasarvi ancora di più:
Un reportage del Guardian sulla Mont Blanc ultra, la più famosa e iconica gara di trail
La storia di Rich Roll, atleta a podcaster americano, che grazie al trail ha trovato modo di svoltare la sua vita
E se volete cominciare ma non sapete da dove, cominciamo dal capire quanto può costare! Qui un bel video di @sterrato
And that’s all folks! Appuntamento a prossima settimana.
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