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Ma facciamo più sport?

Perché ammettilo, anche tu hai fatto una corsetta, comprato le scarpe, andato in palestra, provato a seguire un video su IG o tiktok. Ed è meglio così.

Mi piace pensarmi come sportivo. Corro, faccio esercizi più noiosi di forza a casa, ultimamente ho cominciato ad andare anche in bici.

Ma mi piace pensarmi come sportivo da un 2-3 anni. Forse.

Prima la mia relazione con lo sport era differente. Meno deliberata. Meno conscia. Meno ricercata. Molto meno appariscente.

Sono stato il classico bambino che prova 1000 cose senza che gliene riesca una. Nuoto, tennis, poi calcio. Qualche anno a basket fedele alla panchina destra. Non un gran tiratore. Mi muovevo, stavo con altri coetanei o persone molto più grandi di me. Prendevo qualche botta o storta. Non ricercavo attivamente il piacere nello sport, quanto nella situazione legata alla pratica sportiva.

Poi ho cominciato a correre da solo, intermezzando gli allenamenti di basket. E qualcosa ha cominciato a cambiare. Uno sport solitario, più riflessivo.

Ma è solo negli ultimi 2 o 3 anni che pensarmi come uno sportivo ha assunto per me una certa importanza. Vuoi l’età, la crescita. Vuoi che forse sta diventando un po’ più importante per tutti, anche in Italia?

L’Italia si sta (davvero) mettendo in forma?

Negli USA si sta facendo molto più sport, soprattutto dopo il Covid. Dopo aver letto l’analisi USA sul “fitness boom”, mi sono chiesto: da noi succede la stessa cosa?

1) Il grafico che conta

Se guardiamo l’ultimo trentennio, la storia è chiara: gli italiani che fanno sport sono molti di più. Nel 1995 praticava sport poco più di uno su quattro; oggi siamo a quasi quattro su dieci.

La curva sale, con una differenza cruciale: cresce soprattutto la pratica continuativa; quella saltuaria resta stabile.

In altre parole, non è solo una moda: sempre più persone si allenano con costanza. Ed è un fenomeno che è particolarmente più accentuato proprio negli ultimi 10 anni.


Figura 1 — Pratica sportiva in Italia, 1995–2024 (Istat).

2) La prova “di qualità”

Numeri in crescita ok, ma quanto ci alleniamo? Una metrica severa è: chi raggiunge entrambe le raccomandazioni OMS: ossia svolge sia attività cardio, come corsa, e forza, alzando pesi o praticando esercizi sul tappetino.

Nel 2019, in Italia ci riesce circa l’8% degli adulti; la media UE è attorno al 13%.
Tradotto: pratichiamo più che in passato, ma siamo meno bravi a spingere fino alle linee guida complete rispetto al Nord Europa.

Facciamo più sport, ma non lo facciamo in un modo che massimizzi l’impatto positivo per la nostra salute.

Indicatore

Percentuale

Aerobica + forza

8.2

Solo aerobica

19.3

Solo forza

11.9


Figura 2 — Quota che raggiunge OMS (cardio + forza), per reddito: Italia vs UE27 (EHIS 2019).

Un’altra lente: la distribuzione dei minuti a settimana.
In media UE c’è ancora tanta gente a zero minuti, ma in paesi come la Danimarca si vede più spesso il blocco 150–299 e 300+ minuti.

Eurostat, 2019 - ultimo dato disponibile

3) Chi si allena di più in Italia?

Copione simile all’America: giovani e benestanti.

Sui redditi, in Italia la quota che centra cardio+forza sale dal ~6% nel quintile più povero a più del 10% in quello più ricco. Sull’età, il picco è tra gli 11–14 anni (oltre 75% pratica), poi la curva scende: 66% (15–17), 54% (18–24), 23% (65–74), 8% (75+).

Istat, 2024

Eurostat - 2019

Sono cambiati gli sport?

Se ti stai chiedendo perché tutti i tuoi amici corrono è perché effettivamente è lo sport che è cresciuto di più. Gli sport, un po’ come le mode, insomma.

E pare che il calcio e il nuoto non siano più tanto di moda, la bici sia in un periodo di riflessione e l’atletica e il tennis oggi siano la vera moda.

Chiamiamoli effetto Tokyo, effetto Sinner.

Istat, 2025

O è cambiato il mondo?

Più guardavo questi dati, più pensavo al mio feed Instagram. O a Strava. O a Youtube. Quando ero bambino al più trovavo dei video su YouTube, difficile trovare foto. O pensare di condividere dei traguardi su Facebook. Una foto con l’effetto retro mentre tiro a basket sarebbe sembrata un po’ strana.

Oggi gli ultimi miei post sono tutte foto sportive. E probabilmente non sono il solo.

C’è un effetto dei social sul livello di partecipazione agli sport? Sì.

Un meta-studio americano ha trovato una correlazione positiva. I social media forniscono motivazione, informazioni sull'allenamento e ispirazione, soprattutto per l'allenamento di resistenza. Gli utenti cercano contenuti relativi allo sport per supportare la loro forma fisica e le loro routine di allenamento. Gli sport di squadra mostrano in particolare un forte legame con le motivazioni di comunicazione sociale sui social media, poiché le squadre sportive hanno un'elevata presenza digitale.

Piace a tutti sentirsi galvanizzati da una prestazione incredibile, anche se sono i 10 secondi in meno alla solita corsetta al parco.

Tian Y, Yang P, Zhang D. The relationship between media use and sports participation behavior: A meta-analysis. Digit Health. 2023 Jul 5;9:20552076231185476. doi: 10.1177/20552076231185476. PMID: 37434724; PMCID: PMC10331189.

O il mondo sta cambiando noi?

Ma non è solo la tecnologia a cambiare. è anche il modo in cui l’uso della tecnologia durante lo sport ne influenza la percezione.

Sempre più persone riportano un cosiddetto “Effetto Strava”, una forma di dipendenza da record personali, comparazione con altri atleti o amici, o addirittura utenti che non si conoscono, ma con cui ci si confronta e gareggia. La competizione che scala dalla forma locale (la tua squadra, il tuo quartiere, la tua città) a quella globale (tutti gli utenti della tua età e sesso su quella piattaforma) porta a forme di pressione psicologica, e dipendenza.

Tra le varie bolle dei social, ce ne è sicuramente una sportiva. Ed è una grande notizia se riesce a portare più persone all’esercizio fisico.

Ma i dati ci dicono che è una forma di esercizio fisico forse un po’ velleitario, d’apparenza, raggiungendo solo 1 volta su 10 (per i più ricchi!) le raccomandazioni OMS per ritenerla completa e realmente efficace per la prevenzione e la salute.

Son felice di vedere più persone correre, anche in Italia. Spero solo che corrano per se, e non per gli altri.

Alla prossima,

Elia