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Perché servono le istituzioni?
Come singoli umani spesso facciamo cazzate. Un esempio è il clickday, dove preferiamo il "chi arriva prima" al "chi ne ha bisogno". Le istituzioni nascono e servono a tenere la barra dritta, ma anche qui qualcosa si è rotto.

Se avete letto il sottotitolo probabilmente non serve che scriva nulla. Penso mi sia venuto bene.
Altrimenti ve lo riporto qui:
“Come umani singoli spesso facciamo cazzate. Un esempio è il clickday, dove preferiamo il "chi arriva prima" al "chi ne ha bisogno". Le istituzioni nascono e servono a tenere la barra dritta, ma anche qui qualcosa si è rotto.”
Tutto nasce da una chiamata al cellulare che ho ricevuto la scorsa settimana. Era una giornalista de il Post, che aveva riesumato un articolo che co-scrissi alcuni anni fa con Tortuga. La giornalista era molto interessata ad alcune statistiche e alla genesi del pezzo. Ma per capire l’attenzione della giornalista (sagace) occorre partire da più indietro.
Giugno 2020. C’era ancora il Covid, e nel casino generale, le istituzioni italiane decisero di fare una cosa strana, ma assai comune: assegnare risorse secondo il criterio “chi prima arriva meglio alloggia”.
La cosa mi fece abbastanza incazzare, perché in un momento di massima crisi e incertezza, 50 milioni di euro destinati a rimborsare le imprese per gli acquisti di mascherine, gel disinfettanti, e dispositivi di protezione, vennero assegnati in pochi secondi in base a chi cliccò letteralmente per primo una finestra in un box.
Il “Clickday” è letteralmente una rinuncia delle istituzioni. Invece di prendere delle scelte, spesso complesse, si preferisce trovare un criterio esterno, sicuramente inefficace e spesso distorsivo.

dall’intervista a Il Post
Perché distorsivo?
Perché per “cliccare più veloci degli altri” ho bisogno di fattori che spesso non hanno nulla a che vedere con il mio bisogno o con la mia bravura, come:
Connessione internet veloce: per arrivare primo devi avere una connessione più veloce. E spesso quelli che hanno più bisogno delle risorse - e quindi di vincere il clickday - vivono in aree dove la connessione è più debole, magari periferiche, o magari perché non hanno i mezzi per pagarsi connessioni a più alta velocità. Primo effetto profondamente distorsivo.
Possibilità di usare servizi ad-hoc: ovviamente con la creatività che ci contraddistingue vediamo nascere mercati di “cliccatori ufficiali”. Aziende nate per farti vincere il clickday, ovviamente a pagamento. Secondo effetto, ancora più distorsivo.
è una deresponsabilizzazione delle istituzioni, degli organi che nascono per prendere quelle decisioni per il bene collettivo. Perché se le istituzioni rinunciano, e demandano a criteri non solo parziali, ma anche distorsivi, allora qual è il senso dell’avere uffici, personale, procedure pensate per evitare che ognuno faccia per sè?
Come singoli umani, siamo affetti da bias, siamo limitati. Secondo vari studi infatti, consideriamo maggiormente accettabile il criterio del “chi arriva prima” rispetto a criteri più equi, come un’estrazione casuale, oppure un’asta.

quando pensiamo di essere furbi e bravi, ma invece non proprio
Se le istituzioni assecondano i bias soggettivi per evitare di prendere decisioni difficili - come quando devo assegnare risorse scarse in situazioni di emergenza - allora lo ripeto: qual è il senso dell’istituzione?
E il problema è che finché parliamo di soldi la situazione è grave (per me) ma gestibile.
Ma il clickday viene usato per cose molto più importanti, come la vita delle persone.
Da l’articolo de il Post: “L’uso più spregiudicato invece riguarda l’assegnazione dei permessi di soggiorno per i lavoratori stranieri, quelli individuati ogni anno dal cosiddetto “decreto flussi”, che stabilisce quante persone straniere possono essere regolarizzate per venire a lavorare in Italia, divise per i mestieri di cui c’è più bisogno: badanti, professionisti sanitari, operai, eccetera. Fu proprio un decreto flussi che introdusse per la prima volta il click day in Italia, nel 2007.”
Prima clicchi prima puoi lavorare? Prima clicchi prima puoi avere un’idea di futuro? Spesso parlando a persone in difficoltà?
Come singoli umani facciamo cazzate, sicuramente.
A leggere la Costituzione italiana pare che il senso delle istituzioni sia evitare che gran cazzate non si ripetano.
Ma oggi se come singoli facciamo cazzate, anche le istituzioni pare ne facciano.
E tocca a noi segnalarlo, denunciarlo, ripudiarlo.
Siamo meglio di così.
Alla prossima,
Elia
