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Perché Milano è il centro italiano delle startup?
Si parla tanto di "Modello Milano", ma forse, per le startup, qualcosa è vero

Si è parlato molto di Milano in questi ultimi mesi, un po’ per le vicende giudiziarie, un po’ perché in effetti c’è un fenomeno Milano. I dati economici certificano infatti una crescita economica che fino ad ora è sfuggita ad altre città italiane.
Un po’ di settimane fa Riccardo Haupt di Will diceva su Linkedin che la retorica serve a poco, occorrono dati. Mi ci è voluto un po’, ma cominciamo a mettere insieme almeno alcuni piccoli pezzi del ragionamento.

Ne è uscito un pezzo per Linkiesta, un po’ un commento, un po’ uno sfogo. Lo trovate qui.

Linkiesta
Ma lo spazio giornalistico non è amante di troppi grafici, mappette e dati. Quindi qui, per i più curiosi di voi, un po’ di dettagli.
Milano è la città che negli ultimi anni è stata capace di crescere più delle altre. E i dati parlano chiari: redditi, produttività delle imprese. Sono più alti. Chiaro: con luci e ombre, nemmeno a me piace pagare tutti sti soldi d’affitto.
Ma guardare alla performance economica globale non è sufficiente. Perché è successo? Milano ha fatto qualcosa di diverso di Torino, Bologna, Roma, Firenze?
Uno dei motori della crescita economica è l’innovazione. Nuove tecnologie, nuove competenze, nuovi talenti portano ad aumenti di produttività, maggiori salari. Quindi è un buon punto di partenza per trovare un angolo più “gestibile” per analizzare il fenomeno.
E chi meglio delle startup può innovare? Quindi:
Milano ha fatto qualcosa di unico rispetto ad altre città italiane nel campo delle startup?
I dati di Dealroom ci aiutano ad esplorare meglio il fenomeno. In primis: una panoramica iniziale per inquadrare al meglio il fenomeno.
Dati, dati, dati
Milano è la città italiana con più startup (1.338), superando anche la somma di città come Torino (315 startup) e Roma (497). Milano da sola conta quindi il 30% circa delle startup nazionali. Rispetto ad altri cluster però la crescita è più lenta: Torino supera per la crescita del valore delle startup (5.3x vs 3.8x) ed è indietro rispetto a cluster comparabili come Barcellona (4.4x vs 3.8x)

Principali indicatori per differenti ecosistemi startup nazionali ed europei, Dealroom
Milano è anche la prima città per fondi investiti dai Venture Capital (568mln€), più della combinazione di Roma e Torino, pari al 43% dell’intero valore nazionale. La concentrazione di fondi è un fattore cruciale, essendo l’investimento in startup un fenomeno altamente rischioso e che dipende crucialmente dal network, come riportato da una recente analisi di Banca d’Italia. La concentrazione facilita l’accesso al capitale per le startup, ma anche concentra il personale qualificato (gli operatori dei fondi).
Ma scendiamo più in profondità.
Se guardiamo alla crescita delle startup fondate a Milano, la città è sede delle startup di maggiore successo dell’intera Italia in tutte le fasi di crescita, con il 43% delle aziende italiane con fino a 25mln€ in fatturato, il 64% di quelle con fino a 100mln€ fatturato, e il 55% di quelle con valutazione di 1mld€. Torino raccoglie qualche altra startup, mentre Roma non presenta nessun caso di successo.

Evoluzione del numero di startup in base alla fase di crescita, Dealroom
L’effetto volano
Ma il successo porta alla creazione di nuovo potenziale. L’effetto “flywheel” va a indicare proprio il fenomeno per cui i dipendenti di un’azienda di successo fondano a loro volta delle nuove startup, capitalizzando la conoscenza e le connessioni acquisite nell’esperienza precedente. Inoltre, i cosiddetti “second time founders”, ossia imprenditori alla seconda esperienza, hanno una probabilità di successo più alta, anche secondo una ricerca dell’Harvard Business Review. Questo è un aspetto fondamentale alla base di Milano.
Milano conta infatti 1015 startup di alumni che hanno raccolto risorse da fondi di VC. Molte di più di Torino e Roma, in tutte le fasi di crescita. Chi cresce e si trasferisce a Milano, poi rimane per continuare la sua carriera, fondando o lavorando per altre aziende del settore.

Startup di “alumni founders”, Dealroom
Guardando però al mondo delle ricerca c’è un’ulteriore conferma. Milano capitalizza la crescita del proprio sistema universitario anche dal punto di vista dell’innovazione. Milano è la prima città italiana per numero di spinout universitari (153), ossia di startup nate da un progetto di ricerca, brevetto o tecnologia all’interno di un’università, pari all’11% del totale nazionale, grazie alle 5 università presenti in città. Milano inoltre ha registrato una consistente crescita degli iscritti alle proprie università (+10% negli ultimi 10 anni), raddoppiando al contempo la quota di studenti internazionali. D
A questi si aggiungono 20 innovation hub (spazi di coworking, coprogettazione) e 6 aggregatori (operatori specializzati nel mentoring o network) nella città. Milano ha inoltre attività nel corso degli anni un range di Servizi alle startup tramite la camera di Commercio e altri organi, come lo Startup Point.

Distribuzione degli unicorni in Europa, Dealroom
Insomma: esiste un effetto Milano per quanto riguarda lo sviluppo dell’ecosistema startup? Possiamo dire di sì.
Nondimeno, Milano rimane comunque indietro rispetto a ecosistemi come Madrid e Barcellona, sebbene la Spagna presenti un’economia più piccola di quella italiana. Sono capaci di portare più startup al successo in ogni fase di crescita, raccolgono più capitale e fondi di investimento, hanno maggiori casi di successo (startup di grandi dimensioni), occupano più persone. La differenza diventa ancor più marcata rispetto a città come Parigi e Berlino, altamente più mature di Milano, con 5 volte il capitale investito, e tra le 3 e 5 volte il numero di startup.

Comparazione della performance di Milano rispetto ad altri ecosistemi europei, Dealroom
Ciononostante, è importante parlare di un modello Milano in tal senso, in quanto è l’unico caso di successo italiano con una città che presenta 5 dei 9 unicorni (startup con una valutazione maggiore di un miliardo di euro). Tutte le economie avanzate come l’Italia sono riuscite a creare e sviluppare più ecosistemi: Spagna (Madrid, Barcellona, Valencia), Germania (Monaco, Berlino, Amburgo), Francia (Parigi, Grenoble).
Avere un ecosistema startup sano, forte e in crescita a livello locale è un elemento chiave per un fenomeno di crescita sostenuto e duraturo, grazie alle ricadute sulla competitività, concorrenza, mobilità aziendale, e innovazione.
Per crescere occorre come sempre guardare sia alla domanda che all’offerta. Se la domanda di startup è esercitata in primis dagli investitori, occorrerebbe aumentare le dotazioni finanziarie. Ma come sottolineato da una recente analisi di Banca d’italia, è soprattutto l’offerta a soffrire, e limitare quindi la crescita del comparto di investimento. In breve: ci sono troppe poche startup di qualità.
Come aumentare l’offerta, come incentivare la crescita del numero di startup?
Alcune proposte. L’analisi del contesto milanese ci consente di identificare alcune azioni chiave da attuare a livello locale, riassumibili in una formula: Talento + Semplicità + Servizi.
Talento:
Università: supportare le università in un percorso di crescita con percorsi e attività dedicate all’imprenditorialità. Favorire la crescita del numero di iscritti e di laureati al fine di portare talento e competenze alle startup.
Formazione: offrire percorsi di formazione gratuiti e complementari dedicati all’imprenditorialità, soprattutto in corsi di laurea che non prevedono tali corsi nel syllabus (si pensi a biotecnologie, fisica, e altre hard sciences)
Favorire gli esempi: supportare il racconto delle storie di successo di startup locali, tramite le associazioni di categoria, le università, le ferie e gli eventi locali, al fine di rendere più noto e conosciuta la possibilità di intraprendere una carriera o emulare un percorso simile.
Founder di esperienza: fornire incentivi specifici per imprenditori di successo per iniziare nuove startup ed esperienze.
Semplicità:
Chiarezza delle iniziative e degli attori: concentrare i programmi e le iniziative a supporto delle startup in pochi programmi, ben pubblicizzati e facilmente consultabili. Ridurre il numero di attori coinvolti per centralizzare le informazioni. Riportare ogni comunicazione sia in italiano che inglese e assicurarsi che gli operatori destinati ai programmi padroneggino le informazioni e le lingue.
Incentivi a rimanere: occorre offrire incentivi ai fondatori delle imprese di successo per rimanere nell’ecosistema: in questo modo si capitalizza e si crea la flywheel. Gli incentivi possono essere anche monetari, con forme di sgravio fiscale per “second time founder”, o con la riduzione di imposte economiche locali (per esempio le addizionali comunali o regionali).
Servizi:
Attenzione alla vita: incentivare la disponibilità di housing a basso costo, uffici, spazi per persone e lavoratori, se una startup apre la sede legale e operativa in città.
Connessione con altri ecosistemi: favorire lo scambio con altri distretti, anche internazionali, con specializzazioni coerenti (es: il settore fintech tedesco di Berlino per Milano, aerospace tedesco o francese per Torino), tramite partecipazione a fiere di settore, supporto alla preparazione e al finanziamento di questi eventi.
Guardare all’indotto, e non solo alla singola startup: le startup e i fondi richiedono specializzazione, i primi clienti saranno le aziende del territorio. Centralizzare le relazioni delle imprese locali (ma non solo) con le startup tramite uno strumento di mappatura, consultazione online, come quello svolto dalle città di Milano e Torino.
Connessioni internazionali: assicurarsi una rete di trasporti (voli/treni) con principali hub europei per facilitare la connessione con talento, investitori, clienti esterni.
C’è un modello Milano, con le sue luci e ombre. I costi molto alti rappresentano chiaramente un problema per dipendenti e fondatori, così come l’attuale insufficienza di fondi per supportare non le prime fasi, ma la crescita dell’azienda.
Ma questo è il modello che ci ha permesso di avere l’unico hub italiano, per quanto ancora sottosviluppato, del Paese. Occorre analizzare, imparare e mettere a fattor comune, per provare a replicare in altri contesti.